Se il voto utile diventa quello gay

Romeo in Love

Da settimane siamo subissati di inviti a spendere utilmente il voto di questa tornata elettorale, per l'Europa in primis, ma anche per il rinnovo delle amministrazioni locali. Ma qual è il vero voto utile?

A sentir Berlusconi bisogna votare PDL perché "qualsiasi altro voto è sprecato", ma Franceschini non la pensa uguale e chiede un "consenso compatto al PD per non disperdere il voto". Se si volge lo sguardo ai partiti minori, dall'UDC di Casini all'IDV di Di Pietro, la concezione di voto utile è ancora differente, e si può arrivare fino alla lista radicale che, con un risultato probabile dell'1-1,5% delle preferenze dell'elettorato italiano, rivendica "l'unico voto utile dell'Italia per l'Europa" quello per la loro lista.

Ma ciò che più mi ha sopreso è stata la campagna portata avanti dalle associazioni GLBT* italiane, Arcigay in testa perché gay, lesbiche e trans* del nostro Paese votino candidati gay friendly. Riporto solo l'ultima delle tante comunicazioni di Arcigay in materia: "È bene scegliere tra quei candidati che si sono pubblicamente impegnati per tutelare la nostra dignità e le nostre relazioni".

Va bene, supponiamo che io sia d'accordo: ma di politica economica, di immigrazione e di integrazione, di sostegno al lavoro ed ai lavoratori, di ambiente... Non ne parliamo? Può essere la vicinanza o meno alla causa GLBT* il criterio principe su cui basare la nostra scelta? La mia personale risposta è no.

Sono assolutamente convito che dare il voto ad un candidato europarlamentare omofobo o razzista sia senza dubbio una scelta miope e controproducente, ma l'invito di molte associazioni GLBT* sembra fatto al voto in favore di candidati palesemente gay friendly, che abbiano esplicitamente ammesso il loro parteggiare per la nostra causa, oppure dichiaratamente gay. Questa insomma diventa condizione necessaria e sufficiente, non si parla di altro, potremmo dire "gay-is-good-enough": io ritengo invece che la succitata condizione non sia né necessaria né tanto meno sufficiente.

Non può essere sufficiente perché nel periodo storico che stiamo vivendo le emergenze sono ben altre! Abbiamo decine di possibili indici da considerare per fare la nostra scelta: una crisi economica senza precedenti sta mettendo in difficoltà ogni singola nazione del nostro continente, l'Europa si trova ad un bivio tra gli Stati Uniti e la frammentazione nazionalista, occorre una riforma delle politiche agricole europee che fino ad oggi hanno gravato terribilmente sulle casse dell'Unione, la difficile situazione mediorientale richiede che l'Europa adotti una politica estera di relazioni con americani e arabi chiara e largamente condivisa... E questi sono solo alcuni dei tanti fattori che rendono queste elezioni cruciali per il futuro del nostro Paese e della Comunità internazionale di cui facciamo parte. E vogliamo limitare la nostra capacità di discernimento e di espressione democratica al metodo del voto gaio? Mi auguro di no.

L'omosessualità di chi andiamo a votare, o la sua vicinanza al mondo omosessuale, non può costituire nemmeno una condizione necessaria, a mio avviso. Purtroppo in Italia chi è gay [friendly] è una minoranza di persone e politici, tutti principalmente raccolti nei partiti della Sinistra (quella vera, non quella democristiana del Partito Democratico); allo stesso modo non è però distribuita la capacità, la cultura e la lungimiranza di chi si candida al Parlamento Europeo. Voglio dire che non tutti i grandi economisti o politici stanno nei partiti più estremisti ma molti di loro lavorano all'interno di partiti di altro orientamento politico.

Il mio invito è quindi quello di informarsi il più possibile sui programmi completi, nella loro interezza, del partito a cui si vuole dare il proprio voto, e di non lasciare che il criterio del voto gaio sia l'unico a guidare la scelta elettorale.

Dopo tutto se ogni italiano votasse così, spinto solo da considerazioni personalistiche ed individualiste, ciò che verrebbe meno sarebbe il Bene Comune. Far parte di uno Stato significa per me essere capace di sacrificare (all'occorrenza!) un beneficio personale nel nome di un beneficio comune, soprattutto in momenti storici problematici come quello che stiamo attraversando oggi.

Ciò non significa che non darò la mia preferenza ad un candidato gay (friendly) ma che se lo farò non sarà solo per quello: non discriminerò altri candidati europarlamentari, magari più validi, perché eterosessuali.

Buone elezioni a tutti!